Regno Unito alle prese con una legge anti “troll”

Con il trasferimento di una parte della nostra vita su internet, è stato quasi naturale creare un ambiente dove avvengono ne più ne meno le stesse cose che avvengono nella vita reale.

Positivi o negativi che siano, questi eventi spesso incappano in un sistema legislativo che solitamente ha difficoltà nello stare al passo coi tempi.

Per quanto concerne truffe e frodi online, possiamo dire che in Europa si sono raggiunti buoni livelli di tutela, ma per quanto riguarda la diffamazione?

Effettivamente su internet non è difficile sfruttare i social network al fine di diffamare qualcuno, rimanendo pur sempre anonimi.

Non è un aspetto da sottovalutare perché la diffamazione su internet, è decisamente più grave di quella verbale o effettuata tramite altri media per alcuni semplici motivi; è persistente nel tempo, ha una “platea” teoricamente infinita ed è facilmente reperibile e collegabile ad un’identità, in altre parole il solito problema dell’oblio (mancato) delle informazioni digitali.

L’equivalente Britannico della nostra Camera dei Deputati, cioè la Camera dei Comuni, sta lavorando su una legge che dovrebbe aiutare in questo senso, andando a definire legalmente parlando in quali casi è possibile parlare di diffamazione online, ciò andrebbe a creare un importante precedente legislativo per quanto riguarda il vecchio continente.

Il primo passo per definire questo nuovo tipo di reato e far sì che sia perseguibile, la proposta consiste nel garantire un’immunità parziale ai provider tramite cui il diffamatore o “troll” compie il reato, nel caso in cui informino la vittima o le autorità riguardo l’identità del molestatore, malgrado le regole contrattuali sulla privacy.

Questa scelta ha diviso associazioni di varia natura, i provider naturalmente sono lieti di questa proposta che li scaricherebbe da ogni responsabilità legale, altre associazioni che si battono per l’anonimato online e per la net-neutrality stanno vivamente contestando il disegno di legge perché potrebbe diventare uno strumento abusato per violare la privacy digitale.

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