La Spagna, uno dei Paesi in cui vige maggior libertà riguardante lo scambio di file online e in generale sul P2P cambia rotta adottando politiche di repressione. Era il 2010 quando la giustizia spagnola ha sancito la legalità del P2p se attuato per uso personale e senza scopo di lucro.
Nonostante questo apparente trionfo, da poco è entrata in vigore la “legge Sinde” (dal ministro della cultura uscente Ángeles González-Sinde), che prevede misure molto più restrittive e pene ben più elevate per chi commette reati legati al copyright e la sua violazione. Sembra che la legislazione spagnola odierna sia ben più pesante rispetto a quella francese che prevede la disconnessione forzata per chi viene punzecchiato più di tre volte a commettere “crimini”.
Le autorità avranno piena autonomia nel richiedere la chiusura di siti e network che incentivino lo scambio illegale di file. Dopo la segnalazione di presenza di file illegali, basteranno 10 giorni perchè il sito sia reso offline, un tempo record. Sarà il Comitato per la Proprietà Intellettuale a valutare se sia il caso di procedere o meno e a stabilire se ci si trovi difronte a casi di tentativi di lucro o meno.
La guerra si fa dura, anche se si dimostra ancora una volta la potenza delle major anche davanti a governi nazionali, allo scacco dell’industria culturale e delle solite lobby.
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