Ho recentemente letto un articolo sul magazine Internazionale (“I Padroni del Potere” 16/22 settembre 2011) un interessante articolo dedicato al monopolio da parte di pochi editori di riviste scientifiche in cui sono riportate articoli derivanti da anni di ricerche finanziati spesso con soldi pubblici. Nell’articolo si mostra come le biblioteche non riescano più a sostenere il costo di abbonamenti che toccano le migliaia di dollari all’anno, obbligando a tagli nelle acquisizioni di libri pur di riuscire ad offrirle in consultazione.
Tra i nomi noti si trovano Elsevier, editore che per far leggere i suoi articoli fa pagare 31,50 dollari, non stiamo parlando di un abbonamento, si badi bene, ma della semplice lettura di un solo articolo. Per leggerne 10 la cifra è di 315 €. La Wiley-Blackwell addirittura 42 dollari l’uno. Un abbonamento annuale ad una rivista di chimica può arrivare a costare 3.792 dollari. Il record è detenuto dalla Biochimica et Biophysica Acta della Esavier: prezzo annuale 20.930 dollari.
Giustificazione? La banale scusa degli elevati costi di gestione, ma la Elsavier riesce nonostante questi “costi” ad avere un margine operativo lordo del 36% (724 milioni di sterline su due milioni di fatturato). Basti pensare che Elsavier, Springer e Wiley detengono il 42% delle pubblicazioni, grazie a continue campagne acquisti.
Una cricca delle pubblicazioni che possono applicare prezzi esorbitanti, mettendo a repentaglio le risorse delle biblioteche (assorbendone il 65% del budget) e con esse la garanzia di una cultura libera…
Cosa accadrebbe dunque se qualcuno iniziasse a pubblicare in maniera illegittima su internet quegli articoli, che riassumono esiti di ricerche pagati con i soldi delle tasse e ripagate nuovamente agli editori? Si tratterebbe di violazione di copyright certo. Ma voi sareste completamente contrari? Ricordiamo che gli editori spesso si limitano a dare un contorno grafico agli articoli, già realizzati nei laboratori e università. Si lucra sull’operato della ricerca e fin qui poco male, ma quando le cifre sono così stratosferiche più che di lucro si può parlare di “furto”. Che ne pensate?
Sui canali Irc questo tipo di pirateria esiste da un po’, ma badate bene che non mi riferisco al fatto di rubare articoli rendendoli pubblici senza pagare un giusto corrispettivo. Qui le cifre son bene diverse e ingiustificate, potrebbe essere un modo per far si che i soldi richiesti siano notevolmente minori?









